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L'iniziazione (parte II)


di Membro VIP di Annunci69.it Complice_elegante
17.10.2026    |    696    |    0 8.8
"Le stringeva ancora la mano, ma il suo sguardo era diventato eccitato, quasi, ansimante..."
Lei non si allontanò da me.
Anzi, fece qualcosa che mi piacque molto più di una provocazione pronunciata ad alta voce: si voltò verso suo marito, gli sorrise e poi tornò a cercare il mio sguardo, come se volesse assicurarsi che lui avesse visto ogni minimo dettaglio.
“Sei sempre così silenzioso”, mi sussurrò.
“Preferisco osservare”.
“E che cosa osservi”?
Le sistemai delicatamente una ciocca di capelli dietro l'orecchio. Lei inclinò il viso verso la mia mano, senza distogliere gli occhi dai miei.
“Una donna che sa benissimo che cosa vuole”.
Il sorriso che mi rivolse fu quasi insolente.
“E se volessi qualcosa di più”?
“Me lo diresti”.
Lei si avvicinò fino a sfiorarmi le labbra. Si fermò a un soffio, deliberatamente, lasciando che fossi io a decidere se colmare quella distanza. Poi mi baciò, dapprima con apparente leggerezza, quindi con una sicurezza che non aveva più nulla dell'esitazione mostrata all'inizio della serata.
Quando si staccò, guardò suo marito.
“Hai visto? Non devo chiedere due volte quando so quello che voglio”.
Lui cercò di sorridere, ma gli riuscì soltanto un'espressione tesa. Lei se ne accorse subito come si accorse che era tornato a torturarsi il cazzo con entrambe le mani.
“Che c'è, amore”?
“Niente”.
“Non mentirmi proprio adesso”.
Lui inspirò lentamente.
“Mi piace vederti così. cazzo se mi piace”.
Per qualche secondo lei non disse nulla. Gli si avvicinò, gli prese il viso tra le mani e lo baciò sulla fronte, con una tenerezza che contrastava con la sfacciataggine di pochi istanti prima.
“Allora guarda”, gli disse.
Non c'era bisogno di aggiungere altro.
La stanza si fece silenziosa. Lei tornò da me, mi prese per mano e mi condusse verso la poltrona. Si sedette accanto a me, abbastanza vicina da rendere superfluo qualsiasi gesto plateale. Le nostre dita si intrecciarono; lei mi baciò ancora, mentre ogni tanto cercava con la coda dell'occhio la reazione dell'uomo che amava.
Non era soltanto il desiderio a renderla audace. Era la consapevolezza di poterlo mostrare senza fingere di essere diversa da ciò che era.
E suo marito, finalmente, aveva smesso di cercare una frase appropriata per quella situazione. La guardava e basta.
Lei scese lentamente verso ciò che da un po' continuava a tastare e stringere con forza, era chiaro che il mio turgido omaggio a lei era dalla stessa apprezzato e desiderato. infilò la mano nei miei pantaloni e lo fece uscire dagli stessi...mi guardò con un sorriso da troia inaspettato dicendo "imponente, mi farai male"?
Non risposi, sorrisi e quel sorriso sulle sue labbra divenne liquida voglia, non passò un attimo che lo lasciò scivolare vorace tra le sue labbra. Era eccitante vedere la sua bocca piena ed i suoi occhi più aperti, si, perché stavo spingendo con forza la sua testa contro il mio cazzo ormai pienamente teso, la sua gola era occupata (non se lo aspettava, ma le piaceva), i suoi occhi spalancati. Ma lo sguardo, cazzo si, stava godendo, stava godendo questa mia splendida troia!
Si fermò, ansimava con il mio cazzo in gola e, sebbene dei dolcissimi rivoli della sua saliva sgorgassero lungo le mie vene tese fuori dalle sue labbra, lei non lo tolse, vibrava. Si, era venuta e ne stava prendendo ella stessa coscienza.
Minuti interminabili di silenzio, ansimi, poi, tirato indietro il capo, con il mento ed il collo bagnato della sua stessa saliva calda, fu lei a rompere il silenzio, orgogliosa di quella scena che mostrava al marito.
“Sai qual è la cosa che mi piace di più”?
La guardai.
“Che cosa”?
Lei sorrise, poi si rivolse a lui.
“Che questa sera non devo più fingere di essere soltanto la donna che tutti si aspettano”.
Lui le prese la mano.
“Non devi fingere con me”.
Quella risposta la colse impreparata. Lo capii dal modo in cui il suo sorriso cambiò, diventando meno provocatorio e più intimo.
Per un istante vidi la coppia che erano prima di entrare nello studio. Subito dopo, però, lei tornò a guardarmi con quella luce negli occhi che ormai conoscevo.
“La prossima volta”, disse, “voglio arrivare qui sapendo già che cosa succederà”.
“Ne sei sicura”?
“No”, rispose, ridendo piano. “Ed è proprio questo il bello”.
Suo marito non rise.
Le stringeva ancora la mano, ma il suo sguardo era diventato eccitato, quasi, ansimante.
Quando mi accompagnarono alla porta, lui rimase qualche passo indietro. Lei mi trattenne per un istante.
“Non gli ho ancora raccontato tutto”, sussurrò.
“Che cosa manca”?
Il suo sorriso si fece enigmatico.
“La parte che potrebbe sorprenderti”.
Poi mi lasciò andare.
Mentre scendevo le scale, il telefono vibrò nella tasca del cappotto.
Un messaggio di suo marito.
Vorrei parlarti da solo prima del prossimo incontro. C'è una cosa che mia moglie non sa che ti voglio chiedere.
Mi fermai su un pianerottolo e rilessi la frase.
A quanto pare, quella sera non avevo conosciuto soltanto una nuova versione di lei.
Avevo appena intravisto quella di lui.
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